Intervista a:
Alfio Buscaglia
alfio.buscaglia@libero.it
disegnatore della serie
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"Illustrissimo signor McCay"
di Giuseppe Calzolari, direttore della Scuola del Fumetto di Milano

Nel leggere il tuo profilo professionale mi salta subito all'occhio le infinità di lavori che hai pubblicato in questi 10 anni di carriera, spaziando dalle illustrazioni, alla pubblicità, ai fumetti più o meno popolari fino all'insegnamento qui alla Scuola. Come sei approdato a Mediacomics e perché proprio lì?

Per puro caso, come tutte le altre collaborazioni che ho portato a termine. Sapevo che c'era questa nuova casa editrice che voleva sperimentare un nuovo modo di fare fumetti in rete e così ho voluto conoscere Gabriele Clima, trovandomi subito in sintonia con il progetto che si stava realizzando. Credo di essere stata la persona giusta capitata nel momento giusto… anche se adesso mi sento quasi più un graziato che un prescelto, dopo aver visto come la redazione sia diventata sempre più selettiva e meticolosa con gli altri miei colleghi disegnatori…

Intendi dire che lavorare con loro è difficile? Sono davvero così esigenti?

Beh… più che essere esigenti vogliono scovare talenti che si distinguano dai tanti esordienti che ci sono in circolazione. Vogliono lavorare con persone che siano in grado di comunicare qualcosa e che riescano a dare una vena originale al proprio segno. Non cercano semplici esecutori di fumetti. Basta leggere il 1° episodio di Armadel per capire cosa intendo. Matteo Piana è per me un vero mostro di bravura e lui in questa squadra è uno dei tanti da cui c'è da imparare davvero qualcosa. Il livello professionale è molto elevato qui dentro. Per me è un onore fare parte di questo gruppo.

Ho potuto seguire una vostra riunione creativa e ho notato che il vostro è un gruppo apertissimo e se posso permettermi totalmente folle… ma nello stesso tempo ho raramente trovato un ambiente così compatto e professionale.

Certo, che è folle! Guai se non lo fosse! Armadel è un progetto di difficile fattura, non è un racconto di fantascienza qualsiasi. E' talmente vasto e complesso nei suoi contenuti, da essere davvero impegnativo da realizzare. Specie se attingiamo le nostre ispirazioni dalle folli teorie di J.H.Adams. Ogni giorno ci armiamo di infinita pazienza e fantasia per trovare quel giusto compromesso tra logiche scientifiche ed estro creativo. Anche perché il tutto deve essere rapportato ad un nuovo modo di realizzare un fumetto fatto di ipertesti, link, impaginazioni stravolte…Qui siamo tutti creatori di mondi e questo ci esalta, ma abbiamo anche una infinità di dogmi e regole…quasi un controsenso. E' logico che dopo un po' si sbrocchi…a volte si discute, anche animatamente…apparendo agli occhi di chi sta fuori più dei fulminati che altro…Ma qui esce anche la selettività dei miei editori: lavorare con persone che si mettano veramente in gioco, e che non possono quindi non essere anche folli!

Perché internet? Cos'hai trovato nella rete che il mondo dell'editoria tradizionale non ti dava?

L'immediatezza. La netta sensazione che qui non ci siano filtri, le infinite possibilità di lavoro e di creazione ma soprattutto l'entusiasmo di vedere quanto possa essere versatile un media vecchio più di cent'anni come il fumetto all'interno di un contesto nuovo come quello della rete. Sarà anche scontato ma mi sento un pioniere dell'era moderna. E' bello credere di essere dei nuovi Winsor McCay…

Be', questa è una pietra miliare del fumetto. Hai altri artisti a cui fai riferimento quando realizzi i tuoi lavori?

Certo. Ammiro Moebius, Bilal, Battaglia, Pratt, Mattotti…ma ce ne sarebbero tanti altri, come ad esempio molti miei amici e colleghi come Mauro Muroni o Luca Rossi. Ma ho smesso oramai da tempo di emularli per diventare un loro clone. Preferisco leggere le loro biografie o andare insieme a bere una birra invece di cercare di imparare a ricopiarli per capire di più sul loro stile. Così facendo riesco a cogliere meglio la loro anima anziché il loro estro creativo. Mi diverte leggere dei loro esordi o in quale contesto si siano trovati nel realizzare certi lavori, a volte scoprendo che molti dei capolavori in circolazione sono nati invece con assoluta casualità. Le biografie le sento più mie e poi posso rapportarmi di più alla mia di evoluzione artistica. E' così che mi piacerebbe emularli: cercando di crescere come sono cresciuti loro, con l'assoluta libertà di arbitrio. In questo modo forse potrei trovare la risposta all'amletico dubbio che mi attanaglia oramai da una vita: perché cacchio ho scelto di disegnare per potere crescere?!

E fin'ora che risposta ti sei dato?

Più che una risposta ho trovato una costante. Ogni racconto che porto a termine è una scatola che ho riempito di ricordi. Disegno praticamente ogni giorno e mentre lo faccio penso a tutte le cose che mi sono successe in quel momento. Mi accorgo solo ora che nel marasma della mia vita il blocco di schizzi e una penna sono sempre stati davanti a me a testimoniare lavventure e emozioni. Per farti un esempio, mentre stavo per disegnare la tavola 57 ricevo una telefonata di mia sorella. Mi ha dato la bella notizia che sarebbe diventata mamma…beh…che dirti…per me quella tavola è la più bella che abbia fatto in vita mia…

… posso fartela io una domanda, ora?

Spara.

Ma quel coso sta registrando veramente?

Milano, 15 settembre 2001